Big Fish & Begonia: il tempo e la Cina

    Un amico mi ha parlato di un film d'animazione cinese che ha recentemente visto su Amazon Prime, Big Fish & Begonia, e la discussione che ne è scaturita ha portato i miei pensieri a gettare le basi per nuove costruzioni. Solo qualche giorno fa progettavo di intraprendere lo studio di una nuova lingua, e ora mi ritrovo a pensare che forse è ancora una volta il caso di rinunciare, rimandare o soltanto rallentare.
    Non si tratta della paura di non "avere tempo", dell'agitazione adrenalinica che ne deriva e che di tanto in tanto mi diverte riprovare in modo artificioso leggendo il racconto di Liu Yichang scelto per la raccolta "Made in China - Nuovi scrittori cinesi", edizioni Piccola Biblioteca Oscar Mondadori"; quanto piuttosto della consapevolezza che "aggiungere" è anche "togliere", che nel tempo, per fare spazio, è necessario "rinunciare".
    Voglio allora affondare in quello che già ho nel mio tempo, e sottrarre spazio alla rete col racconto delle prospettive che disegno tentando di riordinare idee e fatti, ingegnando ragioni e conseguenze, sull'Impero di Mezzo, la Cina.
    Il dubbio che "Big Fish & Begonia" cerchi di imitare i film d'animazione dello Studio Ghibli si trasforma allora nel pretesto per scrivere questo post, per lasciare una traccia della piacevole scoperta di Feng Zikai 丰子恺, pionere dell'arte del fumetto 漫画, e per insinuare che fiori di begonia, volpi, spiriti e paesaggi sulla falsariga della "Città incantata" non siano solo una trovata pubblicitaria, ma anche il tentativo di due artisti cinesi di ricordare al mondo quanto dell'invenzione della tradizione giapponese abbia avuto origine in Cina. Resta invece del tutto inesplorato quanto dell'immaginario cinese abbia la propria origine in Giappone.
   E sebbene Miyazaki abbia smentito le voci riguardo l'influenza della Cina, in particolare Jiufen, nello sviluppo dell'estetica del suo capolavoro, è innegabile che l'estetica cinese e giapponese siano ciascuna un riflesso dell'altra. Ed in fondo è tutta una causalità storica che quell'estetica, nel secondo dopoguerra, ci sia arrivata sopratutto attraverso il Giappone. Che questo paese sia (anche) uno specchio dell'immaginario cinese è noto però a pochi.
    Devo andare. L'impegno di un incontro questo pomeriggio comincia a far accelerare il tumulto dei miei pensieri nel forsennato tentativo di trovare tempo per "arrivare in tempo".
Made in China - Nuovi scrittori cinesi
Veduta dell'area ex Ilva, Bagnoli. Reperto di archeologia industriale e teatro di alcune delle vicende raccontate nel libro di Ermanno Rea, La dismissione, e nel film di Gianni Amelio, La stella che non c'è.
"Smontare l'impianto dell'Ilva prima che giungano gli acquirenti cinesi che si porteranno via "la fabbrica" a pezzi
..."

    




Commenti

Post più popolari